Solo per oggi cercherò di vivere alla giornata senza voler risolvere i problemi
della mia vita tutti in una volta.
Solo per oggi avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà, non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non cercherò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.
Solo per oggi sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell'altro mondo, ma anche in questo.
Solo per oggi mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino ai miei desideri.
Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a sedere in silenzio ascoltando Dio, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così il silenzio e l'ascolto sono necessari alla vita dell'anima.
Solo per oggi, compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.
Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò perfettamente, ma lo farò. E mi guarderò dai due malanni: la fretta e l'indecisione.
Solo per oggi saprò dal profondo del cuore, nonostante le apparenze, che l'esistenza si prende cura di me come nessun altro al mondo.
Solo per oggi non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere nell'Amore.
Posso ben fare per 12 ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare tutta la vita
martedì 26 luglio 2011
venerdì 8 luglio 2011
DELLE PAROLE CHE GLI RIVOLSE IL CROCIFISSO, E COME DA QUEL GIORNO FINO ALLA SUA MORTE PORTO' NEL CUORE LA PASSIONE DI CRISTO
1410 13. Mentre un giorno Francesco implorava con più ardente fervore la misericordia di
Dio, il Signore gli fece capire che fra poco gli avrebbe rivelato cosa dovesse fare. Da
quell'istante si trovò così ricolmo di gioia, che non si sapeva tenere dal manifestare alla
gente, anche senza volerlo, qualche sentore del suo segreto. Ne parlava tuttavia con
riserbo e in forma enigmatica. E dichiarava che non gl'importava più scendere in Puglia,
ma di compiere nobili e grandi imprese in patria.
I compagni, notandone il profondo cambiamento (ormai Francesco era
spiritualmente estraneo a loro, benché fisicamente si unisse talvolta alla brigata), gli
ripeterono scherzando la domanda: “Ma vuoi proprio prendere moglie, Francesco?”. Egli
replicava in termini sibillini, come abbiamo riferito sopra.
1411 Trascorsero pochi giorni. Mentre passava vicino alla chiesa di San Damiano, fu
ispirato a entrarvi. Andatoci prese a fare orazione fervidamente davanti all'immagine del
Crocifisso, che gli parlò con commovente bontà: “Francesco, non vedi che la mia casa sta
crollando? Va' dunque e restauramela”. Tremante e stupefatto, il giovane rispose: “Lo farò
volentieri, Signore”. Egli aveva però frainteso: pensava si trattasse di quella chiesa che, per
la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per quelle parole del Cristo egli si fece
immensamente lieto e raggiante; sentì nell'anima ch'era stato veramente il Crocifisso a
rivolgergli il messaggio.
Uscito dalla chiesa, trovò il sacerdote seduto lì accanto, e mettendo mano alla borsa,
gli offrì del denaro dicendo: “Messere, ti prego di comprare l'olio per fare ardere una
lampada dinanzi a quel Crocifisso. Finiti questi soldi, te ne porterò degli altri, secondo il
bisogno”.
1412 14. In seguito a questa visione, il suo cuore si struggeva, come ferito, al ricordo della
passione del Signore. Finché visse ebbe sempre nel cuore le stimmate di Gesù il che si
manifestò mirabilmente più tardi, quando le piaghe del Crocifisso si riprodussero in modo
visibile nel suo corpo. Rese più aspra la sua austerità; sano o malato che fosse, era durissimo con il suo
corpo e quasi mai lo trattò con riguardo. Tanto che, arrivato il giorno della morte, confessò
di avere molto peccato contro il suo fratello corpo.
1413 Una volta andava solingo nei pressi della chiesa di Santa Maria della Porziuncola,
piangendo e lamentandosi a voce alta. Un uomo pio, udendolo, suppose ch'egli soffrisse di
qualche malattia o dispiacere e, mosso da compassione, gli chiese perché piangeva così.
Disse Francesco: “Piango la passione del mio Signore. Per amore di lui non dovrei
vergognarmi di andare gemendo ad alta voce per tutto il mondo”. Allora anche l'uomo
devoto si unì al lamento di Francesco.
Dio, il Signore gli fece capire che fra poco gli avrebbe rivelato cosa dovesse fare. Da
quell'istante si trovò così ricolmo di gioia, che non si sapeva tenere dal manifestare alla
gente, anche senza volerlo, qualche sentore del suo segreto. Ne parlava tuttavia con
riserbo e in forma enigmatica. E dichiarava che non gl'importava più scendere in Puglia,
ma di compiere nobili e grandi imprese in patria.
I compagni, notandone il profondo cambiamento (ormai Francesco era
spiritualmente estraneo a loro, benché fisicamente si unisse talvolta alla brigata), gli
ripeterono scherzando la domanda: “Ma vuoi proprio prendere moglie, Francesco?”. Egli
replicava in termini sibillini, come abbiamo riferito sopra.
1411 Trascorsero pochi giorni. Mentre passava vicino alla chiesa di San Damiano, fu
ispirato a entrarvi. Andatoci prese a fare orazione fervidamente davanti all'immagine del
Crocifisso, che gli parlò con commovente bontà: “Francesco, non vedi che la mia casa sta
crollando? Va' dunque e restauramela”. Tremante e stupefatto, il giovane rispose: “Lo farò
volentieri, Signore”. Egli aveva però frainteso: pensava si trattasse di quella chiesa che, per
la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per quelle parole del Cristo egli si fece
immensamente lieto e raggiante; sentì nell'anima ch'era stato veramente il Crocifisso a
rivolgergli il messaggio.
Uscito dalla chiesa, trovò il sacerdote seduto lì accanto, e mettendo mano alla borsa,
gli offrì del denaro dicendo: “Messere, ti prego di comprare l'olio per fare ardere una
lampada dinanzi a quel Crocifisso. Finiti questi soldi, te ne porterò degli altri, secondo il
bisogno”.
1412 14. In seguito a questa visione, il suo cuore si struggeva, come ferito, al ricordo della
passione del Signore. Finché visse ebbe sempre nel cuore le stimmate di Gesù il che si
manifestò mirabilmente più tardi, quando le piaghe del Crocifisso si riprodussero in modo
visibile nel suo corpo. Rese più aspra la sua austerità; sano o malato che fosse, era durissimo con il suo
corpo e quasi mai lo trattò con riguardo. Tanto che, arrivato il giorno della morte, confessò
di avere molto peccato contro il suo fratello corpo.
1413 Una volta andava solingo nei pressi della chiesa di Santa Maria della Porziuncola,
piangendo e lamentandosi a voce alta. Un uomo pio, udendolo, suppose ch'egli soffrisse di
qualche malattia o dispiacere e, mosso da compassione, gli chiese perché piangeva così.
Disse Francesco: “Piango la passione del mio Signore. Per amore di lui non dovrei
vergognarmi di andare gemendo ad alta voce per tutto il mondo”. Allora anche l'uomo
devoto si unì al lamento di Francesco.
giovedì 7 luglio 2011
Gli Iconografi
I pittori di icone erano monaci che univano allo studio della pittura la penitenza e l’ascesi.
“Il pittore di icone deve essere pieno di umiltà, di dolcezza, di pietà, fuggire i propositi futili , le sciocchezze.
Il suo carattere sarà pacifico, ignorerà l’invidia.
Non dovrà essere ubriaco, non sarà predatore, non ruberà’ e soprattutto dovrà osservare con scrupolosa cura la povertà spirituale e corporale”.
( Concilio di Mosca)
I pittori di icone erano monaci che univano allo studio della pittura la penitenza e l’ascesi.
“Il pittore di icone deve essere pieno di umiltà, di dolcezza, di pietà, fuggire i propositi futili , le sciocchezze.
Il suo carattere sarà pacifico, ignorerà l’invidia.
Non dovrà essere ubriaco, non sarà predatore, non ruberà’ e soprattutto dovrà osservare con scrupolosa cura la povertà spirituale e corporale”.
( Concilio di Mosca)
mercoledì 6 luglio 2011
La mia prima maestra

In questa foto siamo da sinistra; Sandra, Alberto ed io. Eravamo nel salone della villa Marrucchi, a Staffoli, in provincia di Pisa. La Sandra, da anni ormai pittrice affermata, era già molto brava e mi insegnò a disegnare nei pomeriggi d'inverno, su quel tavolo enorme. Devo a lei il mio amore per il disegno, sua zia, insegnante di educazione artistica mi regalò degli acquarelli e...non ho più smesso. Ringrazio tutte e due.
Il fondo del ciclo pittorico realizzato con lamelle d’oro zecchino fa parte dei canoni tradizionali delle icone. L’oro costituisce infatti il fondo tipico dell’icona classica. E’ una sorta di non colore, avendo il ruolo di illuminare le scene destinate a staccarsi dalla normalità degli eventi: un fondale ideale per accentuare il fatto che le scene raffigurate rimandano all’assoluto. Esso estrapola la composizione ponendola al di fuori dello spazio e del tempo accentuandone il significato salvifico e meditativo.
martedì 5 luglio 2011
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