lunedì 31 dicembre 2012
Questo anno finirà così, una tavola appena iniziata, una statuetta della Madonna da restaurare, una pietra su tavola già pronta per la Madonna di Lourdes, ( la pietra viene da li), la mia prima icona su pietra che mi guarda ed i miei amatissimi pennelli.
AUGURI A TUTTI VOI CHE SEGUITE CON AFFETTO E ATTENZIONE QUESTO MIO BLOG
, GRAZIE
sabato 15 dicembre 2012
venerdì 14 dicembre 2012
mercoledì 12 dicembre 2012
martedì 11 dicembre 2012
lunedì 10 dicembre 2012
IL PRESEPIO Dl GRECCIO
466 84. La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma
era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta
la vigilanza, con tutto l'impegno, con tutto lo slancio dell'anima e del cuore la dottrina e gli
esempi del Signore nostro Gesù Cristo.
467 Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue
opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse
così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.
468 A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che
il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del
Signore.
C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche
migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato
nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due
settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo
chiamò a sé e gli disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e
prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche
modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose
necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il
bue e l'asinello». Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad
approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.
469 85. E giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui
convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della
regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella
notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi.
Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è
raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e
l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la
povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.
Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente
accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva
risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al
Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.
Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di
gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui
stesso assapora una consolazione mai gustata prima.
470 86. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con
voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in
desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e
la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato
di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo
pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un
suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù»,
passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle
parole.
Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo
virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella
mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la
visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù
veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva
impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno
tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.
471 87. Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo
di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero è
avvenuto che in quella regione, giumenti e altri animali, colpiti da diverse malattie,
mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne che, durante un
parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente
partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute.
Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un
altare e dedicata una chiesa ad onore di san Francesco, affinché là dove un tempo gli
animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento
dell'anima e santificazione del corpo, la carne dell'Agnello immacolato e incontaminato,
Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il
Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen.
venerdì 7 dicembre 2012
SALUTO ALLA BEATA VERGINE MARIA
[259] Ave, Signora, santa regina,
santa Madre di Dio, Maria
che sei vergine fatta Chiesa.
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia
e ogni bene.
Ave, suo palazzo,
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
Ave, suo vestimento,
ave, sua ancella,
ave, sua Madre.
[260] E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli
fedeli a Dio li rendiate.
giovedì 6 dicembre 2012
mercoledì 5 dicembre 2012
martedì 4 dicembre 2012
lunedì 3 dicembre 2012
lunedì 26 novembre 2012
martedì 13 novembre 2012
venerdì 2 novembre 2012
martedì 23 ottobre 2012
Ho passato tutta la vita a disegnare ed a dipingere, ho cercato tra tutti gli stili pittorici, sono stato astrattista, metafisico, paesaggista e ritrattista, ho fatto chine, acquarelli e oli, sempre con un senso di insoddisfazione.
Nel 2000 ho frequentato i corsi di iconografia del maestro Andrea Trebbi dell’istituto di scienze religiose “B. Niccolò Stenone” di Pisa, è stato amore fino dalla prima lezione.
Mi si è aperto un mondo che ho subito sentito essere il mio, l’amore per l’icona mi ha portato a frequentare la scuola di teologia, l’icona ti “costringe” a studiare.
I primi anni non ne ho scritte molte, due o tre all’anno, dedicavo più tempo allo studio.
Da un anno a questa parte, “aiutato” dalla perdita del lavoro, dedico alle icone tutto il mio tempo.
Sempre un anno fa ho iniziato ad usare le pietre come supporto, sia intere che spezzate, la pietra mi affascina. Uso sia la pietra serena che le normali pietre che si trovano nei nostri boschi. La scrittura è quella tradizionale, gessature, pigmenti in polvere e foglia d’oro o di argento.
Le icone su pietra spezzata mi stanno coinvolgendo sempre di più, la pietra spezzata siamo noi, il nostro io distrutto, la nostra fede a pezzi; l’immagine ed il colore ci permette di cogliere l’insieme, Dio ci aiuta a unire i frammenti, ci sostiene nella nostra debolezza.
Scrivo anche icone classiche su tavola ma la ricerca e lo studio è dedicata, quasi esclusivamente, alla pietra.
lunedì 10 settembre 2012
giovedì 6 settembre 2012
lunedì 3 settembre 2012
sabato 25 agosto 2012
martedì 21 agosto 2012
mercoledì 8 agosto 2012
domenica 5 agosto 2012
giovedì 12 luglio 2012
sabato 23 giugno 2012
sabato 16 giugno 2012
venerdì 1 giugno 2012
domenica 20 maggio 2012
martedì 15 maggio 2012
giovedì 10 maggio 2012
martedì 8 maggio 2012
domenica 6 maggio 2012
giovedì 3 maggio 2012
martedì 17 aprile 2012
sabato 14 aprile 2012
venerdì 13 aprile 2012
giovedì 12 aprile 2012
mercoledì 11 aprile 2012
Dal Secondo Concilio di Nicea, anno 787
“Noi intendiamo custodire gelosamente intatte tutte le tradizioni ecclesiastiche, sia scritte che orali: Una di queste, in accordo con la predicazione evangelica ,è la pittura delle immagini, che giova senz’altro a confermare la vera e non fantastica incarnazione del Verbo di Dio, e ha una simile utilità per noi infatti, le cose, che hanno fra loro un rapporto di somiglianza, hanno anche senza dubbio un rapporto scambievole di significato.
In tal modo, procedendo sulla via regia, seguendo in tutto e per tutto l’ispirato insegnamento dei nostri santi padri e la tradizione della chiesa cattolica riconosciamo, infatti, che lo Spirito Santo abita in essa noi definiamo con ogni accuratezza e diligenza che, a somiglianza della preziosa e vivificante Croce, le venerande e sante immagini sia dipinte che in mosaico, di qualsiasi altra materia adatta, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, nelle sacre suppellettili e nelle vesti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l’immagine del Signore e Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella della immacolata Signora nostra, la santa madre di Dio, degli angeli degni di onore, di tutti i santi e pii uomini. Infatti, quanto più continuamente esse vengono visti nelle immagini, tanto più quelli che le vedono sono portati al ricordo e al desiderio di quelli che esse rappresentano e a tributare ad essi rispetto e venerazione.
Non si tratta, certo, secondo la nostra fede, di un vero culto di latria, che è riservato solo alla natura divina, ma di un culto simile a quello che si rende alla immagine della preziosa e vivificante croce, ai santi evangeli e agli altri oggetti sacri, onorandoli con l’offerta di incenso e di lumi, com’era uso presso gli antichi. L’onore reso all’immagine, infatti, passa a colui che essa rappresenta; e chi adora l’immagine, adora la sostanzadi chi in essa è riprodotto.
In tal modo si rafforza l’insegnamento dei nostri santi padri, ossia la tradizione della chiesa cattolica, che ha accolto il Vangelo da un confine all’altro della terra; in tal modo siamo seguaci di Paolo, del divino collegio apostolico, e della santità dei padri, tenendoci stretti alle tradizioni che abbiamo ricevuto; così possiamo cantare alla chiesa gli inni trionfali dei profeti: rallegrati molto, figlia di Sion, esulta figlia di Gerusalemme; godi e gioisci, con tutto il cuore; il Signore ha tolto di mezzo a te le iniquità dei tuoi avversari, sei stata liberata dalle mani dei tuoi nemici. Dio, il tuo re, è in mezzo a te; non sarai più oppressa dal male, e la pace porrà in te la sua dimora in eterno.
Chi, perciò, oserà pensare o insegnare diversamente, o , conformemente agli empi eretici, o, oserà impugnare le tradizioni ecclesiastiche, o inventare delle novità, o gettare via qualche cosa di ciò che è consacrato a Dio, nella chiesa, come il Vangelo, l’immagine della croce, immagini dipinte, o le sante reliquie dei martiri, o pensare con astuti raggiri di sovvertire qualcuna delle legittime tradizioni della chiesa cattolica; o anche servirsi dei vasi sacri come di vasi comuni, o dei venerandi monasteri (come di luoghi profani), in questo caso, quelli che sono i vescovi o chierici siano deposti, i monaci e i laici, vengano esclusi dalla comunione.
In tal modo, procedendo sulla via regia, seguendo in tutto e per tutto l’ispirato insegnamento dei nostri santi padri e la tradizione della chiesa cattolica riconosciamo, infatti, che lo Spirito Santo abita in essa noi definiamo con ogni accuratezza e diligenza che, a somiglianza della preziosa e vivificante Croce, le venerande e sante immagini sia dipinte che in mosaico, di qualsiasi altra materia adatta, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, nelle sacre suppellettili e nelle vesti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l’immagine del Signore e Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella della immacolata Signora nostra, la santa madre di Dio, degli angeli degni di onore, di tutti i santi e pii uomini. Infatti, quanto più continuamente esse vengono visti nelle immagini, tanto più quelli che le vedono sono portati al ricordo e al desiderio di quelli che esse rappresentano e a tributare ad essi rispetto e venerazione.
Non si tratta, certo, secondo la nostra fede, di un vero culto di latria, che è riservato solo alla natura divina, ma di un culto simile a quello che si rende alla immagine della preziosa e vivificante croce, ai santi evangeli e agli altri oggetti sacri, onorandoli con l’offerta di incenso e di lumi, com’era uso presso gli antichi. L’onore reso all’immagine, infatti, passa a colui che essa rappresenta; e chi adora l’immagine, adora la sostanzadi chi in essa è riprodotto.
In tal modo si rafforza l’insegnamento dei nostri santi padri, ossia la tradizione della chiesa cattolica, che ha accolto il Vangelo da un confine all’altro della terra; in tal modo siamo seguaci di Paolo, del divino collegio apostolico, e della santità dei padri, tenendoci stretti alle tradizioni che abbiamo ricevuto; così possiamo cantare alla chiesa gli inni trionfali dei profeti: rallegrati molto, figlia di Sion, esulta figlia di Gerusalemme; godi e gioisci, con tutto il cuore; il Signore ha tolto di mezzo a te le iniquità dei tuoi avversari, sei stata liberata dalle mani dei tuoi nemici. Dio, il tuo re, è in mezzo a te; non sarai più oppressa dal male, e la pace porrà in te la sua dimora in eterno.
Chi, perciò, oserà pensare o insegnare diversamente, o , conformemente agli empi eretici, o, oserà impugnare le tradizioni ecclesiastiche, o inventare delle novità, o gettare via qualche cosa di ciò che è consacrato a Dio, nella chiesa, come il Vangelo, l’immagine della croce, immagini dipinte, o le sante reliquie dei martiri, o pensare con astuti raggiri di sovvertire qualcuna delle legittime tradizioni della chiesa cattolica; o anche servirsi dei vasi sacri come di vasi comuni, o dei venerandi monasteri (come di luoghi profani), in questo caso, quelli che sono i vescovi o chierici siano deposti, i monaci e i laici, vengano esclusi dalla comunione.
domenica 8 aprile 2012
LODI DI DIO ALTISSIMO
Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine,
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza, Tu sei giustizia,
Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna,
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine,
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza, Tu sei giustizia,
Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna,
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.
venerdì 6 aprile 2012
mercoledì 4 aprile 2012
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