venerdì 30 settembre 2011
mercoledì 28 settembre 2011
Il rame da dei riflessi particolari, mi piacerebbe provare l'oro color rame, anche se forse sarà più spento; oggi non è stata una bella giornata, quest'icona l'ha un po' migliorata, ma solo un po'. L'idea di un inverno senza lavoro, con le mie adorate icone, ma senza un lavoro per la famiglia oggi mi sta uccidendo. Vorrei far capire a tutti che delle belle parole non me ne importa niente. Avete tutti ragione, ma il disoccupato sono io.
domenica 25 settembre 2011
venerdì 23 settembre 2011
Dalla " Leggenda dei tre compagni"
1483 69. Quest'amore infiammato e la incessante memoria della passione di Cristo, che
celava in cuore, volle il Signore mostrarli a tutto il mondo per mezzo della stupenda
prerogativa d'un privilegio eccezionale, con cui lo decorò mentre era ancor vivente nella
carne.
Un mattino egli si sentì rapito in alto, verso Dio, da ardenti desideri serafici, mentre
una tenera compassione lo trasformava in Colui che, per eccesso di amore, volle essere
crocifisso .
Si era verso la festa dell'Esaltazione della croce, due anni prima della sua morte. A
Francesco, immerso nell'orazione su un versante del monte della Verna, apparve un
serafino: aveva sei ali e tra le ali emergeva la figura di un uomo bellissimo, crocifisso, le
cui mani e piedi erano stesi in croce, e i tratti di lui erano chiaramente quelli di Gesù
Cristo. Con due ali velava il capo, due scendevano a coprire il corpo, due si tendevano al
volto.
Quando la visione scomparve, I'anima di Francesco rimase arroventata d'amore, e
nelle sue carni si erano prodotte le stimmate del Signore Gesù Cristo. L'uomo di Dio
cercava di nasconderle quanto più poteva, fino alla sua morte, non volendo propalare il
segreto del Signore. Ma non arrivò a celare il prodigio totalmente, ché fu scoperto almeno
dai compagni viventi in intimità con lui.
1484 70. Dopo il suo felice transito, tutti i frati presenti alle esequie e grandissimo
numero dl laici videro la sua salma adorna delle stimmate d Cristo.
Potevano osservare nelle mani e piedi di lui non le ferite dei chiodi, ma i chiodi stessi
formati con le sue carni e come sbocciati dalle sue carni, e del ferro avevano il colore cupo.
Il petto, a destra, come fosse stato trapassato da una lancia, era spaccato dalla cicatrice
rossa di una vera e visibile ferita; e mentre ancora il Santo viveva, ne sgorgava spesso del
sangue.
La verità innegabile di queste stimmate fu constatata durante la vita e alla sua morte,
ché poterono essere viste e toccate. Dopo la sepoltura, il Signore volle più chiaramente
dichiarare la loro autenticità per mezzo di molti miracoli accaduti in diverse contrade del
mondo. Miracoli che trasformarono il cuore di numerose persone le quali, non avendo
compreso il Santo, mettevano in dubbio la verità delle stimmate. Essi giunsero a tale
certezza che, grazie alla bontà di Dio e incalzati dall'evidenza del fatto, da detrattori che
erano divennero schietti ammiratori di Francesco e diffusori della sua gloria.
celava in cuore, volle il Signore mostrarli a tutto il mondo per mezzo della stupenda
prerogativa d'un privilegio eccezionale, con cui lo decorò mentre era ancor vivente nella
carne.
Un mattino egli si sentì rapito in alto, verso Dio, da ardenti desideri serafici, mentre
una tenera compassione lo trasformava in Colui che, per eccesso di amore, volle essere
crocifisso .
Si era verso la festa dell'Esaltazione della croce, due anni prima della sua morte. A
Francesco, immerso nell'orazione su un versante del monte della Verna, apparve un
serafino: aveva sei ali e tra le ali emergeva la figura di un uomo bellissimo, crocifisso, le
cui mani e piedi erano stesi in croce, e i tratti di lui erano chiaramente quelli di Gesù
Cristo. Con due ali velava il capo, due scendevano a coprire il corpo, due si tendevano al
volto.
Quando la visione scomparve, I'anima di Francesco rimase arroventata d'amore, e
nelle sue carni si erano prodotte le stimmate del Signore Gesù Cristo. L'uomo di Dio
cercava di nasconderle quanto più poteva, fino alla sua morte, non volendo propalare il
segreto del Signore. Ma non arrivò a celare il prodigio totalmente, ché fu scoperto almeno
dai compagni viventi in intimità con lui.
1484 70. Dopo il suo felice transito, tutti i frati presenti alle esequie e grandissimo
numero dl laici videro la sua salma adorna delle stimmate d Cristo.
Potevano osservare nelle mani e piedi di lui non le ferite dei chiodi, ma i chiodi stessi
formati con le sue carni e come sbocciati dalle sue carni, e del ferro avevano il colore cupo.
Il petto, a destra, come fosse stato trapassato da una lancia, era spaccato dalla cicatrice
rossa di una vera e visibile ferita; e mentre ancora il Santo viveva, ne sgorgava spesso del
sangue.
La verità innegabile di queste stimmate fu constatata durante la vita e alla sua morte,
ché poterono essere viste e toccate. Dopo la sepoltura, il Signore volle più chiaramente
dichiarare la loro autenticità per mezzo di molti miracoli accaduti in diverse contrade del
mondo. Miracoli che trasformarono il cuore di numerose persone le quali, non avendo
compreso il Santo, mettevano in dubbio la verità delle stimmate. Essi giunsero a tale
certezza che, grazie alla bontà di Dio e incalzati dall'evidenza del fatto, da detrattori che
erano divennero schietti ammiratori di Francesco e diffusori della sua gloria.
martedì 20 settembre 2011
giovedì 15 settembre 2011
martedì 13 settembre 2011
lunedì 12 settembre 2011
domenica 11 settembre 2011
venerdì 9 settembre 2011
giovedì 8 settembre 2011
mercoledì 7 settembre 2011
martedì 6 settembre 2011
69 (68)
1
Al maestro del coro. Su "I gigli". Di Davide.
2
Salvami, o Dio:
l'acqua mi giunge alla gola.
3
Affondo nel fango e non ho sostegno;
sono caduto in acque profonde
e l'onda mi travolge.
4
Sono sfinito dal gridare,
riarse sono le mie fauci;
i miei occhi si consumano
nell'attesa del mio Dio.
5
Più numerosi dei capelli del mio capo
sono coloro che mi odiano senza ragione.
Sono potenti i nemici che mi calunniano:
quanto non ho rubato, lo dovrei restituire?
6
Dio, tu conosci la mia stoltezza
e le mie colpe non ti sono nascoste.
7
Chi spera in te, a causa mia non sia confuso,
Signore, Dio degli eserciti; per me non si vergogni
chi ti cerca, Dio d'Israele.
8
Per te io sopporto l'insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
9
sono un estraneo per i miei fratelli,
un forestiero per i figli di mia madre.
10
Poiché mi divora lo zelo per la tua casa,
ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta.
11
Mi sono estenuato nel digiuno
ed è stata per me un'infamia.
12
Ho indossato come vestito un sacco
e sono diventato il loro scherno.
13
Sparlavano di me quanti sedevano alla porta,
gli ubriachi mi dileggiavano.
14
Ma io innalzo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza;
per la grandezza della tua bontà, rispondimi,
per la fedeltà della tua salvezza, o Dio.
15
Salvami dal fango, che io non affondi,
liberami dai miei nemici
e dalle acque profonde.
16
Non mi sommergano i flutti delle acque
e il vortice non mi travolga,
l'abisso non chiuda su di me la sua bocca.
17
Rispondimi, Signore, benefica è la tua grazia;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.
18
Non nascondere il volto al tuo servo,
sono in pericolo: presto, rispondimi.
19
Avvicinati a me, riscattami,
salvami dai miei nemici.
20
Tu conosci la mia infamia,
la mia vergogna e il mio disonore;
davanti a te sono tutti i miei nemici.
21
L'insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno.
Ho atteso compassione, ma invano,
consolatori, ma non ne ho trovati.
22
Hanno messo nel mio cibo veleno
e quando avevo sete mi hanno dato aceto.
23
La loro tavola sia per essi un laccio,
una insidia i loro banchetti.
24
Si offuschino i loro occhi, non vedano;
sfibra per sempre i loro fianchi.
25
Riversa su di loro il tuo sdegno,
li raggiunga la tua ira ardente.
26
La loro casa sia desolata,
senza abitanti la loro tenda;
27
perché inseguono colui che hai percosso,
aggiungono dolore a chi tu hai ferito.
28
Imputa loro colpa su colpa
e non ottengano la tua giustizia.
29
Siano cancellati dal libro dei viventi
e tra i giusti non siano iscritti.
30
Io sono infelice e sofferente;
la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.
31
Loderò il nome di Dio con il canto,
lo esalterò con azioni di grazie,
32
che il Signore gradirà più dei tori,
più dei giovenchi con corna e unghie.
33
Vedano gli umili e si rallegrino;
si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,
34
poiché il Signore ascolta i poveri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri. 35
A lui acclamino i cieli e la terra,
i mari e quanto in essi si muove.
36
Perché Dio salverà Sion,
ricostruirà le città di Giuda:
vi abiteranno e ne avranno il possesso.
37
La stirpe dei suoi servi ne sarà erede,
e chi ama il suo nome vi porrà dimora.
Al maestro del coro. Su "I gigli". Di Davide.
2
Salvami, o Dio:
l'acqua mi giunge alla gola.
3
Affondo nel fango e non ho sostegno;
sono caduto in acque profonde
e l'onda mi travolge.
4
Sono sfinito dal gridare,
riarse sono le mie fauci;
i miei occhi si consumano
nell'attesa del mio Dio.
5
Più numerosi dei capelli del mio capo
sono coloro che mi odiano senza ragione.
Sono potenti i nemici che mi calunniano:
quanto non ho rubato, lo dovrei restituire?
6
Dio, tu conosci la mia stoltezza
e le mie colpe non ti sono nascoste.
7
Chi spera in te, a causa mia non sia confuso,
Signore, Dio degli eserciti; per me non si vergogni
chi ti cerca, Dio d'Israele.
8
Per te io sopporto l'insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
9
sono un estraneo per i miei fratelli,
un forestiero per i figli di mia madre.
10
Poiché mi divora lo zelo per la tua casa,
ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta.
11
Mi sono estenuato nel digiuno
ed è stata per me un'infamia.
12
Ho indossato come vestito un sacco
e sono diventato il loro scherno.
13
Sparlavano di me quanti sedevano alla porta,
gli ubriachi mi dileggiavano.
14
Ma io innalzo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza;
per la grandezza della tua bontà, rispondimi,
per la fedeltà della tua salvezza, o Dio.
15
Salvami dal fango, che io non affondi,
liberami dai miei nemici
e dalle acque profonde.
16
Non mi sommergano i flutti delle acque
e il vortice non mi travolga,
l'abisso non chiuda su di me la sua bocca.
17
Rispondimi, Signore, benefica è la tua grazia;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.
18
Non nascondere il volto al tuo servo,
sono in pericolo: presto, rispondimi.
19
Avvicinati a me, riscattami,
salvami dai miei nemici.
20
Tu conosci la mia infamia,
la mia vergogna e il mio disonore;
davanti a te sono tutti i miei nemici.
21
L'insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno.
Ho atteso compassione, ma invano,
consolatori, ma non ne ho trovati.
22
Hanno messo nel mio cibo veleno
e quando avevo sete mi hanno dato aceto.
23
La loro tavola sia per essi un laccio,
una insidia i loro banchetti.
24
Si offuschino i loro occhi, non vedano;
sfibra per sempre i loro fianchi.
25
Riversa su di loro il tuo sdegno,
li raggiunga la tua ira ardente.
26
La loro casa sia desolata,
senza abitanti la loro tenda;
27
perché inseguono colui che hai percosso,
aggiungono dolore a chi tu hai ferito.
28
Imputa loro colpa su colpa
e non ottengano la tua giustizia.
29
Siano cancellati dal libro dei viventi
e tra i giusti non siano iscritti.
30
Io sono infelice e sofferente;
la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.
31
Loderò il nome di Dio con il canto,
lo esalterò con azioni di grazie,
32
che il Signore gradirà più dei tori,
più dei giovenchi con corna e unghie.
33
Vedano gli umili e si rallegrino;
si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,
34
poiché il Signore ascolta i poveri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri. 35
A lui acclamino i cieli e la terra,
i mari e quanto in essi si muove.
36
Perché Dio salverà Sion,
ricostruirà le città di Giuda:
vi abiteranno e ne avranno il possesso.
37
La stirpe dei suoi servi ne sarà erede,
e chi ama il suo nome vi porrà dimora.
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