mercoledì 30 settembre 2009

Nicea II

Per la Chiesa, come viene espresso nei suoi Concili, l'icona è un " Sacramentale partecipe della sostanza divina", il che equivale a dire che è il luogo in cui Dio è presente e si può incontrare.
Nel Secondo Concilio di Nicea ( 787) viene definita la natura e il valore delle icone con l'affermazione che il fondamento di quest'arte sta nell'incarnazione del Figlio di Dio, è quindi possibile rappresentare Dio, in quanto ha assunto la natura umana, assimilandola in modo inscindibile a quella divina, come sottolinea san Giovanni Damasceno.
Nel Concilio di Efeso l'icona è definita "tempio", cioè un luogo in cui chi è raffigurato è anche misteriosamente presente.
Nell'icona il Dio-uomo si avvicina a noi, ricordandoci che anche noi siamo icona di Dio, che quindi il nostro destino è diventare come lui.

Il pensiero della chiesa

" L'iconografia cristiana trascrive attraverso l'immagine il messaggio evangelico che la Sacra Scrittura trasmette attraverso la Parola. Immagine e Parola si illuminano a vicenda. Tutti i segni della celebrazione liturgica sono riferiti a Cristo. Lo sono anche le sacre immagini della Santa Madre di Dio e dei Santi, poichè significano Cristo che in loro è glorificato.
La bellezza e il colore delle immagini sono uno stimolo per la mia preghiera. E' una festa per i miei occhi, così come lo spettacolo della campagna sprona il mio cuore a rendere gloria a Dio ( San Giovanni Damasceno). La contemplazione delle sante icone, unita alla meditazione della Parola di Dio e al canto degli inni liturgici, entra nell'armonia dei segni della celebrazione in modo che il mistero celebrato si imprima nella memoria del cuore e si esprima poi nella novità di vita dei fedeli" ( Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1160 1162, 1992).
" I suoi servi lo adoreranno;
vedranno il suo volto
e porteranno il suo nome sulla fronte.
Non vi sarà più notte,
e non avranno più bisogno
di luce di lampada né di luce di sole,
perchè il Signore li illuminerà.
E regneranno nei secoli dei secoli."
Ap. 22,4-5

Acheropita

L'iconografo

L'iconografo non può non essere un cristiano credente, come il predicatore non può non essere un cristiano. Come l'icona non è prima di tutto arte, così l'iconografo non è prima di tutto un artista: è un'azione, un'opera, un lavoro sia interiore sia esteriore dell'uomo per mezzo dello Spirito che richiede di conformare la sua vita totale alla Parola accolta. La Parola per mezzo di questo " scrivere" si fa di nuovo carne, visibilità nella vita dell'iconografo. E' una via di perfezione cristiana che richiede conversione, adesione, docilità, purificazione, penitenza, ascesi, lotta, vita ecclesiale e liturgica. L'immagine o la Parola raffigurata, prima di essere scritta su una tavoletta di legno, viene scritta per mezzo dello Spirito nel cuore. E' l'alleanza nuova, sognata dai profeti e realizzata da Gesù; è il volto del Signore scritto dentro, che traspare fissato su un pezzo di legno per l'utilità e l'edificazione comune. ( P. Gabriele Bragantini)