domenica 11 ottobre 2009

II Concilio di Nicea ( 787), settima sessione ( 13 ottobre)

Nella settima sessione fu esposta la dottrina

del concilio. Gli atti iniziano con la lista di

tutti i vescovi presenti, trecentoquarantatre,

esclusi gli igumeni e i monaci, in quanto non

avevano potere deliberativo. Erano tutti riuniti

davanti all’ambone di santa Sofia, da dove

Teodoro, santissimo vescovo di Tauriana,

isola dei Siculi, preso nelle mani il libro, lesse

la decisione, dopo che era stata spiegata87.

L’horos, il documento ufficiale del Concilio,

si può dividere in quattro parti: la prima è

dedicata alla presentazione dell’opinione di

quanti hanno disonorato le immagini sacre di

Cristo, della Vergine e dei santi mettendole

sullo stesso livello degli idoli. La seconda

parte manifesta il proposito del Concilio di

accodarsi con la Tradizione ininterrotta della

Chiesa presentata dai sei concili ecumenici

precedenti, tanto è vero, è riportato il credo

niceno-costantinopolitano e sono riepilogate

le eresie condannate da essi. La terza parte è

dedicata alla difesa delle icone sacre nella

quale si asserisce che la pittura iconografica

fa parte della Tradizione stabilita in forma

scritta e orale della Chiesa, che è in accordo

con le Sacre Scritture e con l’insegnamento

dei santi Padri e dichiarando che il Verbo di

Dio si è realmente fatto uomo in Cristo Gesù,

con un’incarnazione vera e non immaginaria,

appunto per questo, l’immagine è apportatrice

di un beneficio identico a quello del racconto

evangelico, giacché cose che alludono

reciprocamente l’una all’altra, senza dubbio,

recano il riflesso l’una dell’altra. Appunto per

questo, le icone di Gesù e quella della sua

santa e vivificante Croce, della Madre di Dio,

degli onorabili angeli e di tutti i santi, fatte di

colori, di pietre preziose o di altro materiale

conveniente, devono essere mostrate nelle

chiese, sui muri e sulle tavole, sui sacri vasi e

sui paramenti, nelle case e per le strade.

Quanto più di continuo Essi vengono visti

attraverso la rappresentazione iconica, tanto

più quelli che le guardano vengono elevati al

ricordo ed all’ardente desiderio dei Prototipi.

Alle icone si può rendere tributo con un

amorevole saluto ed una venerazione fatta di

offerta di incenso e di luci, secondo il devoto

modo di comportarsi degli antichi, non con

l’autentica adorazione (latreia), che è dovuta

soltanto alla divina natura, ma con lo stesso

tipo di venerazione (proskunhsiV)

riconosciuta all’immagine della preziosa e

vivificante croce, ai santi Vangeli ed alle altre

cose sacre consacrate a Dio, difatti, l’onore

dato all’icona passa al suo Prototipo, a Colui

che è rappresentato, si venera l’immagine ma

l’onore va alla Persona che essa riproduce. La

quarta ed ultima parte contiene gli anatemi

contro coloro che rifiutano le sacre immagini,

che osano pensare o insegnare diversamente,

o come gli eretici sacrileghi, osano violare le

Tradizioni della Chiesa o rigettare qualcuno

degli oggetti che per la Chiesa sono sacri, se

sono vescovi o chierici, saranno deposti, se

monaci o laici, saranno esclusi dalla

comunione88. Di seguito vengono riportate

trecentodue firme dei vescovi e dei presbiteri

vicari delegati. Ai primi posti, in ordine di

onore, troviamo le firme dei legati del papa,

di Tarasio e di Giovanni, rappresentante deiTroni orientali.

(" Iconoclastia e Concilio di Nices II" di Antonio Calisi)

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