Nella settima sessione fu esposta la dottrina
del concilio. Gli atti iniziano con la lista di
tutti i vescovi presenti, trecentoquarantatre,
esclusi gli igumeni e i monaci, in quanto non
avevano potere deliberativo. Erano tutti riuniti
davanti all’ambone di santa Sofia, da dove
Teodoro, santissimo vescovo di Tauriana,
isola dei Siculi, preso nelle mani il libro, lesse
la decisione, dopo che era stata spiegata87.
L’horos, il documento ufficiale del Concilio,
si può dividere in quattro parti: la prima è
dedicata alla presentazione dell’opinione di
quanti hanno disonorato le immagini sacre di
Cristo, della Vergine e dei santi mettendole
sullo stesso livello degli idoli. La seconda
parte manifesta il proposito del Concilio di
accodarsi con la Tradizione ininterrotta della
Chiesa presentata dai sei concili ecumenici
precedenti, tanto è vero, è riportato il credo
niceno-costantinopolitano e sono riepilogate
le eresie condannate da essi. La terza parte è
dedicata alla difesa delle icone sacre nella
quale si asserisce che la pittura iconografica
fa parte della Tradizione stabilita in forma
scritta e orale della Chiesa, che è in accordo
con le Sacre Scritture e con l’insegnamento
dei santi Padri e dichiarando che il Verbo di
Dio si è realmente fatto uomo in Cristo Gesù,
con un’incarnazione vera e non immaginaria,
appunto per questo, l’immagine è apportatrice
di un beneficio identico a quello del racconto
evangelico, giacché cose che alludono
reciprocamente l’una all’altra, senza dubbio,
recano il riflesso l’una dell’altra. Appunto per
questo, le icone di Gesù e quella della sua
santa e vivificante Croce, della Madre di Dio,
degli onorabili angeli e di tutti i santi, fatte di
colori, di pietre preziose o di altro materiale
conveniente, devono essere mostrate nelle
chiese, sui muri e sulle tavole, sui sacri vasi e
sui paramenti, nelle case e per le strade.
Quanto più di continuo Essi vengono visti
attraverso la rappresentazione iconica, tanto
più quelli che le guardano vengono elevati al
ricordo ed all’ardente desiderio dei Prototipi.
Alle icone si può rendere tributo con un
amorevole saluto ed una venerazione fatta di
offerta di incenso e di luci, secondo il devoto
modo di comportarsi degli antichi, non con
l’autentica adorazione (latreia), che è dovuta
soltanto alla divina natura, ma con lo stesso
tipo di venerazione (proskunhsiV)
riconosciuta all’immagine della preziosa e
vivificante croce, ai santi Vangeli ed alle altre
cose sacre consacrate a Dio, difatti, l’onore
dato all’icona passa al suo Prototipo, a Colui
che è rappresentato, si venera l’immagine ma
l’onore va alla Persona che essa riproduce. La
quarta ed ultima parte contiene gli anatemi
contro coloro che rifiutano le sacre immagini,
che osano pensare o insegnare diversamente,
o come gli eretici sacrileghi, osano violare le
Tradizioni della Chiesa o rigettare qualcuno
degli oggetti che per la Chiesa sono sacri, se
sono vescovi o chierici, saranno deposti, se
monaci o laici, saranno esclusi dalla
comunione88. Di seguito vengono riportate
trecentodue firme dei vescovi e dei presbiteri
vicari delegati. Ai primi posti, in ordine di
onore, troviamo le firme dei legati del papa,
di Tarasio e di Giovanni, rappresentante deiTroni orientali.
(" Iconoclastia e Concilio di Nices II" di Antonio Calisi)
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