martedì 29 dicembre 2009

Ai miei lettori

Non ti auguro un dono qualsiasi.

Ti auguro quello che molti non hanno.

Ti auguro il tempo per il tuo Amare, per il tuo Pensare

e per il tuo Fare.

Ti auguro il tempo per ascoltare, per ridere, per leggere, per conversare e ti auguro il tempo per poterlo donare.

Ti auguro il tempo non per affrettarti e correre,

ma per raggiungerti.

Ti auguro il tempo e non soltanto per trascorrerlo,

ma ti auguro il tempo perché te ne resti.

Ti auguro il tempo della pace per camminare dentro di te,

Ti auguro il tempo per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro di trovare il tempo e di saperlo custodire.

Ti auguro di avere tempo, tutto il tempo necessario

per vivere con amore la meravigliosa avventura della Vita!

lunedì 28 dicembre 2009

Dai nostri fratelli ortodossi, la Grande Dossologia


Gloria a te che ci hai mostrato la luce!

Gloria a Dio nel più alto dei cieli, pace sulla terra, e per gli uomini benevolenza.

Noi ti celebriamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua grande gloria.

Signore, Re del cielo, Dio Padre onnipotente; Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo e Santo Spirito.

Signore Dio, agnello di Dio, Figlio del Padre, tu che togli il peccato del mondo abbi pietà di noi: tu che togli i peccati del mondo.

Accogli la nostra supplica, tu che siedi alla destra del Padre, e abbi pietà di noi.

Perché tu solo sei santo, tu solo Signore, Gesù Cristo, a gloria di Dio Padre. Amìn.

Ogni giorno ti benedirò, e loderò il tuo nome in eterno e nei secoli dei secoli.

Concedici, Signore, in questo giorno, di essere custoditi senza peccato.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, degno di lode e glorificato è il tuo nome nei secoli. Amìn.

Sia la tua misericordia, Signore, su di noi, come in te abbiamo sperato.

Benedetto sei tu, Signore: insegnami i tuoi decreti. (3 volte).

Signore, ti sei fatto nostro rifugio di generazione in generazione. Io ho detto: Signore, abbi pietà di me, sana l'anima mia perché ho peccato contro di te.

Signore, in te mi sono rifugiato: insegnami a fare la tua volotà, perché tu sei il mio Dio.

Poiché presso di te è la sorgente della vita, nella tua luce vedremo la luce.

Dispiega la tua misericordia per quelli che ti conoscono.

Santo Dio, Santo forte, Santo immortale, abbi pietà di noi. (3 volte).

Gloria al Padre e al Figlio e al Santo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amìn.

venerdì 25 dicembre 2009


Andrea De Litio (Lecce nei Marsi, 1420 circa- Atri o Chieti, 1490 circa)
Natività (particolare), 1460- 1470, dalle Storie di Maria
Atri (TE), Cattedrale

giovedì 24 dicembre 2009


Pala Strozzi.

mercoledì 23 dicembre 2009

martedì 22 dicembre 2009


Delatour.

lunedì 21 dicembre 2009

Presepe

La pecorina di gesso,
sulla collina in cartone,
chiede umilmente permesso,
ai Magi in adorazione.
Splende come acquamarina
il lago, freddo e un po' tetro,
chiuso fra la borraccina,
verde illusione di 'vetro.
Lungi nel tempo, e vicino,
nel sogno (pianto e mistero)
c'è accanto a Gesù Bambino,
un bue giallo, un ciuco nero.

Guido Gozzano


Giotto, Natività.

sabato 19 dicembre 2009


Scrivere un'icona aspettando l'ora della messa, l'attesa del Natale può essere bellissima.

Jans, Natività.

giovedì 17 dicembre 2009

La bellezza degli antichi testi

“Tu, o vescovo, sii santo, senza difetto, non aggressivo, non collerico, non aspro, ma costruttivo, attraente, istruttivo, tollerante, dolce, mite, longanime, confortante, incoraggiante, come uomo di Dio.

E quando raduni la chiesa di Dio, come capitano di una grande nave, con tutta l’abilità ordina che siano ben fatte le assemblee, ingiungendo ai diaconi, quali marinai, di assegnare i posti ai fratelli, come passeggeri, con ogni cura e proprietà.

Innanzitutto l’edificio sia lungo, esteso verso Oriente, con le celle ai due lati nella parte orientale (si tratta dei pastofori, n. d. r.), così da somigliare ad una nave.

Al centro sia collocato il trono del vescovo e ai suoi due lati gli scanni del presbiterio, a fianco stiano in piedi i diaconi con indosso una semplice lunga veste, giacche essi sono come i marinai e i capi rematori della nave. Sotto la loro sorveglianza, in una delle due parti siedono i laici in tutta quiete e in buon ordine, separatamente siedano le donne mantenendo anche esse il silenzio.

In mezzo, ritto su un piedistallo elevato, il lettore legga dai libri di Mosé e di Giosué figlio di Nun, da quelli dei Giudici e dei Regni, da quelli dei Paralipomeni e da quelli del Postesilio, inoltre dagli scritti di Giobbe e da quelli di Salomone e da quelli dei sedici profeti.

Completate due letture, qualcun altro canti dai salmi di Davide e il popolo risponda ripetendo il ritornello.

Dopo questo si legga dai nostri Atti e dalle Lettere di Paolo nostro collaboratore, da lui inviate alle chiese secondo l’indicazione del Santo Spirito. Dopo queste letture, un diacono o un presbitero legga dai Vangeli, quelli, che io Matteo e Giovanni vi abbiamo trasmessi e quelli che i collaboratori di Paolo, Luca e Marco, hanno ricevuti e vi hanno lasciati.

E mentre si legge il Vangelo, tutti i presbiteri e i diaconi e l’intero popolo stiano in piedi in grande silenzio, giacché è scritto: - Fa silenzio e ascolta Israele! – e anche – tu sta in piedi e ascolta! – .

Di seguito, i presbiteri esortino il popolo, uno alla volta, ma non tutti; poi, da ultimo, il vescovo, come si conviene al capitano.

Gli ostiari stiano alle porte degli uomini, facendovi guardia; e le diaconesse a quelle delle donne, alla maniera delle assistenti di bordo: lo stesso modello infatti, era seguito nella tenda della testimonianza nel tempio di Dio.

Se si trova qualcuno seduto fuori luogo, sia richiamato dal diacono, come sottufficiale di bordo, e venga trasferito nel luogo a lui conveniente.

Del resto la chiesa non è solo assimilabile ad una nave, ma anche ad un ovile. E come i pastori sistemano i singoli animali, cioè capri e pecore, secondo la specie e l’età e ciascuno di loro si accoda al suo simile, così anche nella chiesa di Dio: i giovani siedano al loro posto, se ve n’è uno loro assegnato, se no, stiano in piedi; quelli più avanzati in età siedano al proprio posto ; i bambini stiano a parte e se ne prendano cura i padri e le madri; le ragazze anch’esse siedano al loro posto, se ve n’è uno loro assegnato, se no, stiano in piedi dietro le donne; le donne sposate e che hanno figli stiano in piedi al proprio posto; le vergini, le vedove e le anziane stiano rispettivamente in piedi o siedano davanti a tutte le altre.

Chi assegna i posti sia il diacono ed abbia cura che ciascuno di quelli che entrano vada al proprio posto e che nessuno si fermi all’entrata. Ugualmente il diacono sorvegli il popolo, perché nessuno bisbigli o sonnecchi o rida o faccia cenni: è necessario infatti che nella chiesa si stia consapevolmente, in stato di sobrietà e svegli, con l’udito teso alla parola del Signore.

Di seguito, immancabilmente tutti in piedi e rivolti ad Oriente – dopo l’uscita dei catecumeni e dei penitenti – preghino Dio che ascende verso la sommità del cielo ad Oriente, ricordando anche l’originaria posizione del paradiso ad Oriente, da dove il primo uomo, dopo aver violato il comandamento, a ciò indotto dal consiglio del serpente, fu espulso.

Dopo l a preghiera, tra i diaconi alcuni si occupino dell’oblazione dell’eucaristia, prestando servizio con timore al corpo del Signore; altri vigilino sulla folla e la mantengano in silenzio.

Poi il diacono, che assiste il sommo sacerdote, dica al popolo: - Che nessuno abbia qualcosa contro qualcuno, che nessuno sia presente con ipocrisia - .

E quindi si scambiano il bacio nel Signore, gli uomini tra loro e le donne tra loro, ma che nessuno lo faccia fraudolentemente, come Giuda che con un bacio tradì il Signore.

Dopo questo, il diacono preghi per tutta la chiesa, per tutto il mondo e le sue parti e i suoi prodotti, per i sacerdoti e i governanti, per il sommo sacerdote e l’imperatore e per la pace universale.

Indi, il sommo sacerdote, invocando la pace sul popolo, lo benedica, così come Mosè ordinò ai sacerdoti di benedire il popolo con queste parole: - Il Signore ti benedica e ti protegga: il Signore faccia sorgere il suo volto davanti a te e ti sia propizio, il Signore sollevi alto il suo volto sopra di te e ti conceda la pace - .

Il vescovo dunque invochi e dica: - Salva il tuo popolo, Signore, benedici la tua eredità, che ti sei riscattata e ti sei acquisita col prezioso sangue del tuo Cristo e a cui hai concesso il nome di regale sacerdozio e nazione santa - .

Dopo queste cose, si compia il sacrificio, stando tutto il popolo in piedi e pregando in silenzio. Completata l’oblazione, partecipi ciascuna classe, una alla volta, del corpo del Signore e del prezioso sangue, accostandosi classe per classe con riverenza e timore come al corpo del re. Le donne si accostino col capo velato, come si addice alla classe delle donne. E le porte siano custodite, perché non entri un non fedele o un non iniziato” [1].



- [1] Costituzioni dei Santi Apostoli per mano di Clemente, Lib. II, par. 57, ed. Urbaniana University Press, Città del Vaticano 2001, pp. 68-71.


Murillo, L'Adorazione dei pastori.

mercoledì 16 dicembre 2009

martedì 15 dicembre 2009


Caravaggio, Adorazione dei pastori.

lunedì 14 dicembre 2009

IL PRESEPIO Dl GRECCIO

466 84. La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma

era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta

la vigilanza, con tutto l'impegno, con tutto lo slancio dell'anima e del cuore la dottrina e gli

esempi del Signore nostro Gesù Cristo.

467 Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue

opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse

così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.

468 A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che

il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del

Signore.

C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche

migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato

nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due

settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo

chiamò a sé e gli disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e

prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche

modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose

necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il

bue e l'asinello». Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad

approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.

469 85. E giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui

convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della

regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella

notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi.

Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è

raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e

l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la

povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.

Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente

accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva

risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al

Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.

Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di

gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui

stesso assapora una consolazione mai gustata prima.

470 86. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con

voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in

desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e

la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di

amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo

pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un

suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù»,

passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle

parole.

Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo

virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella

mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la

visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù

veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva

impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno

tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.

471 87. Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo

di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero è

avvenuto che in quella regione, giumenti e altri animali, colpiti da diverse malattie,

mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne che, durante un

parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente

partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute.

Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un

altare e dedicata una chiesa ad onore di san Francesco, affinché là dove un tempo gli

animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento

dell'anima e santificazione del corpo, la carne dell'Agnello immacolato e incontaminato,

Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il

Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen.


Natività, Piero della Francesca.

sabato 12 dicembre 2009


Icona delle Natività, scuola di Rublev

venerdì 11 dicembre 2009


Sarcofago di Stilicone, IV° secolo, Sant'Ambrogio, Milano.
Secondo alcuni studiosi è la più antica rappresentazione della Natività.

giovedì 10 dicembre 2009


Annunciazione, 1495-1500, Toledo.
Sono ormai trenta gli anni passati a lavorare di notte; la notte continua ad affascinarmi, leggo, studio, progetto icone da scrivere, prego, disegno. Sono ore preziose, nella solitudine, nel silenzio, nella meditazione; prima di innamorarmi di Gesù non era così, questa cosa che ho scritto anni fa credo che descriva bene i miei sentimenti di allora.

La notte delle volpi

E' la notte delle volpi
quando il vento soffia
basso e rado tra le vigne
e muove le erbe alte delle prode.
Occhi gialli brillano
padroni dei rovi dietro strada,
basse stelle all'orizzonte
selvagge e aliene
si spengono in un fruscio di palero*.
La notte è teatro, sa di sangue,
si svegliano gli incubi e i rospi,
la notte è delle volpi
e dei cani neri.

*sterpaglia

martedì 8 dicembre 2009

SPIRITO, FA'

Spirito, fa' che ogni giorno componga
una lode al mio Dio: voce che raccolga
il gemito delle cose.

Voce per il silenzio...

Voce per chi non ha voce:
per il povero e il disperato,
per chi è solo,
per chi è nato ora
in ogni punto del globo...

Dio della vita,
sei tu che nasci,
che continui a nascere
in ogni vita.

Voce per chi muore ora:

perchè non muore,
non muore nessuno:
niente e nessuno muore
perchè tu sei.

Tu sei
e tutto vive,
è il Tutto in te che vive:

anche la morte!

David Maria Turoldo


Immacolata Concezione


Giuliano Panciatichi, 1523

domenica 6 dicembre 2009

sabato 5 dicembre 2009

Quanta bellezza


La Basilica di Sant'Elia a Castel Sant'Elia, Nepi.

Altare, Ciborio e Abside.

Scrivere un'iconostasi, un sogno, realizzare un'opera così deve essere fantastico. Sto studiando il modo per scrivere icone grandi nel mio piccolo , ma bellissimo, studio, una sorta di cavalletto da appendere alla libreria. Se a chi legge viene in mente qualcosa me lo faccia sapere, io continuo a sognare