lunedì 14 dicembre 2009

IL PRESEPIO Dl GRECCIO

466 84. La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma

era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta

la vigilanza, con tutto l'impegno, con tutto lo slancio dell'anima e del cuore la dottrina e gli

esempi del Signore nostro Gesù Cristo.

467 Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue

opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse

così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.

468 A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che

il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del

Signore.

C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche

migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato

nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due

settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo

chiamò a sé e gli disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e

prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche

modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose

necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il

bue e l'asinello». Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad

approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.

469 85. E giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui

convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della

regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella

notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi.

Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è

raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e

l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la

povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.

Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente

accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva

risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al

Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.

Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di

gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui

stesso assapora una consolazione mai gustata prima.

470 86. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con

voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in

desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e

la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di

amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo

pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un

suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù»,

passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle

parole.

Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo

virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella

mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la

visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù

veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva

impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno

tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.

471 87. Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo

di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero è

avvenuto che in quella regione, giumenti e altri animali, colpiti da diverse malattie,

mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne che, durante un

parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente

partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute.

Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un

altare e dedicata una chiesa ad onore di san Francesco, affinché là dove un tempo gli

animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento

dell'anima e santificazione del corpo, la carne dell'Agnello immacolato e incontaminato,

Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il

Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen.

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