martedì 27 dicembre 2011

Quando a mia nonna, prima della guerra, si ruppe il marmo del tavolo di cucina, mio nonno lo sostituì con delle tavole di castagno, inchiodate con un numero incredibile di chiodi da miniera. Non gli venne un gran lavoro, le tavole erano piallate male, le stoviglie ballavano insicure, ma c'erano pochi soldi e le tavole rimasero li.
Certo non avrebbero immaginato che, dopo più di settanta anni, le avrei segate per farci delle icone, incollandoci sopra dei frammenti di pietra serena. Penso però che siano contenti, da lassù, di vedere l'uso che ne faccio. Le forme sono dettate dai difetti del legno e dalla fantasia, le pietre le incollo lasciando spazi irregolari. Con la tecnica dello spolvero trasferisco il disegno, quello che non viene vuol dire che non ci doveva essere, così credo.
La mente ed il cuore di chi le guarda fanno il resto.
Per questo S.Giovanni ho usato il rame per il cielo per dare l'idea dell'aria arroventata del deserto, la forma della tavola aumenta la drammaticità della scena.
Voce che grida nel deserto.

1 commento:

  1. L'arte vede al di là delle forme....
    ma la fede trova l'essenziale...

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