venerdì 27 novembre 2009

Dobbiamo dunque, a questo punto, superare l'opposizione che esegeti e storici pongono, tra la rivelazione biblica che " si fa attraverso la voce e l'orecchio" e il " paganesimo congeniale del mondo greco" che cerca di " raggiungere Dio partendo da immagini 'visibili'": opposizione che sarebbe, si dice, quella degli " uomini religiosi che ascoltano e sono alla presenza di Dio" e quella degli " esteti che vogliono vedere". Infatti " può esistere una certa idolatria del termine e della parola che non è meno pericolosa di quella della forma" e se la rivelazione biblica è veramente una rivelazione della parola, essa " non è unicamente questo". Le teofanie dell'Antico Testamento ci suggeriscono che " al di sopra della parola stessa c'è la visione", e " tutta la Bibbia è realmente animata da questo desiderio e questa nostalgia di vedere Dio". Ora, attraverso l'umanità di Gesù, Dio fa apparire la sua gloria. Se Dio ci fosse naturalmente visibile, non sarebbe più Dio e non avrebbe più per noi alcun interesse... Il Dio del Nuovo Testamento non è meno invisibile di quello dell'Antico Testamento. E il segno nuovo è dato dal modo in cui Gesù risorto scompare. Si presenta: appare ai suoi per mostrare loro che è vivo e che è realmente il medesimo. Ma scompare subito perchè ha ormai, nella gloria, raggiunto il Padre, il Dio invisibile. E' un'immagine umana di Dio ch'egli ci lascia: " l'umanità di Dio".

H. de Lubac, La Révélation divine, Paris 1985, p. 27.

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