lunedì 2 novembre 2009

Venerabile Andrea Rublëv

Povere sono le conoscenze relative la sua

esistenza e le sue attività. Esse si rintracciano

nei racconti e nelle storie delle vite dei santi

Sergio e Nicon di Radonež e nelle opere di

san Giuseppe Volockij. Sant’Andrea, il più

eminente dei santi iconografi, venne al mondo

verso il 1360. Si ipotizza che egli abbia

trascorso qualche tempo a Bisanzio in età

giovanile. Sin da giovane età aspirò a farsi

monaco e per questa ragione si recò nella

Laura della Trinità, stabilita a circa 70

chilometri da Mosca. Qui, sotto la guida

spirituale di san Nicon, discepolo di san

Sergio, lo mandò al monastero di Serpuchov,

dal proprio discepolo Atanasio, dove Andrea

fece la professione religiosa. Divenuto

maggiorenne, ricevette l’ordinazione

presbiterale e fece rientro nella Laura di

Radonež, quasi certamente dopo che

l’igumeno Atanasio ebbe lasciato il monastero

per andare a Costantinopoli. Nella Laura

Andrea imparò l’arte iconografica e operò nel

laboratorio del luogo. Effettuava ripetuti

viaggi a Mosca, particolarmente nel

monastero di Spaso-Andronikov. In questo

luogo ebbe come guida e ispiratore dell’arte

iconografica Daniele il Nero, fratello in Cristo

dal quale non si allontanò mai. A Mosca

Andrea ebbe opportunità di prendere

conoscenza dei lavori di Teofane il Greco,

che a quell’epoca era l’iconografo maggiore

della scuola moscovita. È risaputo che questi

aveva dipinto insieme con Simeone il Nero,

nel 1395 a Mosca, la chiesa della Natività

della Madre di Dio «al coperto» (na senjach),

e quattro anni dopo la cattedrale

dell’arcangelo Gabriele al Cremlino. È

possibile che Andrea abbia preso parte alla

elaborazione di queste opere, come anche al

restauro dell’icona prodigiosa della Madre di

Dio di Vladimir, trasferita nella capitale nel

1395. Nel 1399 il secondo figlio di Demetrio

Donskoj, Georgij Dimitrievič, residente a

Zvenigorod, vinse per disposizione del gran

principe, i bulgari di Kama. A memoria di

questa vincita fece innalzare una cattedrale

nella cittadella e un monastero non lontano

dal centro della città. Per l’ornamento della

cattedrale il principe chiamò i più bravi

maestri dell’epoca, tra i quali anche Andrea.

Di questa opera si sono salvate due icone,

quella del Salvatore e quella dell’arcangelo

Michele.

Nel 1405, nel culmine del suo lavoro

artistico, Andrea fu incaricato, con Teofane il

Greco e il monaco Procoro di Gorodec, a

dipingere le pareti e l’iconostasi della

cattedrale dell’Annunciazione nel Cremlino di

Mosca. La chiesa era ritenuta come la

cappella privata del principe Basilio

Dimitrievič. Di Andrea fanno parte le icone

delle feste del Signore, quali la Natività, la

Presentazione al Tempio, il Battesimo, la

Trasfigurazione, l’ingresso di Gesù a

Gerusalemme, per di più sono sue le icone del

megalomartire Demetrio e dell’arcangelo

Michele, che fanno parte della Deesis. Sono

chiari in queste opere di Andrea le qualità

specifiche del grande iconografo: l’equilibrio

della struttura, la semplicità e delicatezza dei

colori e dei visi e un penetrante fervore

spirituale. Il ricco significato teologico delle

figure dipinte entra nel cuore di chi

contempla.

Nel 1408 Andrea, con Daniele il Nero,

dipinse ad affresco la cattedrale della

Dormizione della Madre di Dio a Vladimir

per disposizione del principe Basilio

Dimitrievič. Taluni affreschi si sono

mantenuti fino ad oggi: tra loro si segnala

l’illustrazione del Giudizio universale con le

figure di Cristo giudice, dei dodici apostoli

seduti sui troni, dietro ai quali ci sono gli

angeli in piedi e i profeti Isaia e Davide con

gli angeli che suonano le trombe. Da poco è

stato scoperto anche l’affresco della

Trasfigurazione del Signore. Dell’iconostasi

della cattedrale sono rimaste cinque icone

dell’altezza di 3 metri ciascuna, appartenenti

alle feste del Signore e alcune icone dei

profeti. Esse sono custodite nella Galleria

Tretjakov di Mosca e nel Museo russo di

Stato di San Pietroburgo. Alla mano di

Andrea sono assegnate alcune icone

dell’imponente iconostasi della cattedrale di

Vladimir, le icone degli apostoli Pietro e

Paolo e di san Giovanni il Teologo. Più tardi

Andrea pitturò il ciclo della Deesis di

“Vite di santi iconografi” - di Antonio Calisi pag. 9

Zvenigorod per la cattedrale della Natività

della Madre di Dio nel monastero Savino-

Storoževskij, presso Mosca. Verso il 1420,

con Daniele il Nero, prese dall’igumeno della

Laura della Trinità di San Sergio, Nicon,

l’incarico di ornare con affreschi la cattedrale

della Santa Trinità dello stesso monastero

dover giacciono le spoglie del fondatore.

Andrea si occupò dell’iconostasi e alla sua

mano si crede siano dovute le icone

dell’arcangelo Gabriele e dell’apostolo Paolo.

L’importante icona della Trinità fu realizzata

«a lode del beato Sergio il taumaturgo» e

doveva essere situata ai piedi del suo

sepolcro. Quest’icona ora si trova nella

Galleria statale Tretjakovskaja di Mosca; il

concilio russo detto dei «Cento Capitoli»

(Stoglav), stabilì che bisognava conformarsi

al modello di Rublëv nel far conoscere il

mistero della Trinità1. L’ultimo impegno di

Andrea fu l’ornamento della chiesa di Sapso-

Andronikov di Mosca, dove egli stesso fu

seppellito con Daniele il Nero. È probabile

che Andrea abbia operato anche nell’ambito

della miniatura di libri, forse nell’officina del

monastero di Spaso-Andronikov. Tutte le

icone dipinte da sant’Andrea sono cariche di

grazia e indubbiamente soprannaturali, perché

annunciava agli uomini la veridicità di Dio

lodato nella Santa Trinità, alimentando la

pace spirituale nell’anima di quelli che con

fiducia e venerazione guardavano e

contemplavano i suoi capolavori spirituali.

Andrea e Daniele hanno costantemente

operato insieme legati da un forte amore

fraterno in Cristo. Dalle loro icone trapela la

peculiare penetrazione ed illuminazione della

luce divina increata. Andrea e Daniele

agirono in un ambito monastico di profonda

spiritualità, seguendo diligentemente le

indicazioni della Chiesa e applicandosi con

sollecitudine allo studio delle vite e delle

opere dei santi. Essi incarnarono

completamente la missione dell’iconografo,

povero, buono, timorato di Dio, innamorato

del silenzio e della preghiera, custode della

purezza spirituale e corporale, parco e

rispettoso dei digiuni.

I due monaci iconografi diedero

testimonianza di tanto fervore, attraverso il

digiuno e la preghiera, a tal punto da essere

riempiti della grazia divina. Posseduti

completamente dall’amore divino, essi

orientavano il loro spirito e i loro pensieri

verso la luce divina che ardeva in fondo al

loro cuore, che riuscivano a tradurre in colori,

sui muri e sulle tavole, i riflessi di questa

contemplazione interiore. Quando non erano

occupati a dipingere, la domenica, essi

restavano davanti alle venerabili icone

eseguite dai loro santi predecessori, inondati

di gioia e di luce divina. Anche quando

Andrea diventò più bravo di Daniele nell’arte

iconografica, ciò non gli impedì di cedere il

posto al sua antico maestro, giacché entrambi

erano monaci e di vita intensamente

irreprensibile; non cercavano la gloria umana

ed erano estranei dalla rivalità, amavano

l’obbedienza e agivano con modestia,

reputandosi reciprocamente dipendenti l’uno

all’altro. Andrea si addormentò in pace verso

il 1430.

È stato santificato dal Patriarcato di Mosca

nel 1988, in occasione del Millennio del

Battesimo della Rus’, ma era già onorato

come santo alla Laura di San Sergio, con

Daniele il Nero dal XVI secolo. La sua

memoria è celebrata il 4 luglio. La prima

icona ufficiale del santo fu dipinta dalla

monaca Giuliana Sokolova in occasione della

canonizzazione di Andrea. Il monaco

iconografo compare nelle icone con i santi di

Mosca, solamente come un santo monaco

senza icone fra le mani. Presente pure nella

miniaturistica dei manoscritti, è raffigurato

dall’artista quando raffigura l’icona del

Salvatore, come nel codice della Vita del

santo monaco Sergio di Radonež del XVII

secolo. Qui è effigiato con il nimbo segno che

certifica già la dichiarazione della sua santità.

Nelle immagini contemporanee è spesso

dipinto in atto di rappresentare l’icona della

Trinità. Nell’iconografia attuale si trovano

anche riproduzioni del santo con il copricapo

monastico. La raffigurazione più comune è in

ogni modo l’icona dipinta dalla monaca

Giuliana in cui Andrea ha tra le mani l’icona

della Trinità.

“Vite di santi iconografi” - di Antonio Calisi

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