Povere sono le conoscenze relative la sua
esistenza e le sue attività. Esse si rintracciano
nei racconti e nelle storie delle vite dei santi
Sergio e Nicon di Radonež e nelle opere di
san Giuseppe Volockij. Sant’Andrea, il più
eminente dei santi iconografi, venne al mondo
verso il 1360. Si ipotizza che egli abbia
trascorso qualche tempo a Bisanzio in età
giovanile. Sin da giovane età aspirò a farsi
monaco e per questa ragione si recò nella
Laura della Trinità, stabilita a circa 70
chilometri da Mosca. Qui, sotto la guida
spirituale di san Nicon, discepolo di san
Sergio, lo mandò al monastero di Serpuchov,
dal proprio discepolo Atanasio, dove Andrea
fece la professione religiosa. Divenuto
maggiorenne, ricevette l’ordinazione
presbiterale e fece rientro nella Laura di
Radonež, quasi certamente dopo che
l’igumeno Atanasio ebbe lasciato il monastero
per andare a Costantinopoli. Nella Laura
Andrea imparò l’arte iconografica e operò nel
laboratorio del luogo. Effettuava ripetuti
viaggi a Mosca, particolarmente nel
monastero di Spaso-Andronikov. In questo
luogo ebbe come guida e ispiratore dell’arte
iconografica Daniele il Nero, fratello in Cristo
dal quale non si allontanò mai. A Mosca
Andrea ebbe opportunità di prendere
conoscenza dei lavori di Teofane il Greco,
che a quell’epoca era l’iconografo maggiore
della scuola moscovita. È risaputo che questi
aveva dipinto insieme con Simeone il Nero,
nel 1395 a Mosca, la chiesa della Natività
della Madre di Dio «al coperto» (na senjach),
e quattro anni dopo la cattedrale
dell’arcangelo Gabriele al Cremlino. È
possibile che Andrea abbia preso parte alla
elaborazione di queste opere, come anche al
restauro dell’icona prodigiosa della Madre di
Dio di Vladimir, trasferita nella capitale nel
1395. Nel 1399 il secondo figlio di Demetrio
Donskoj, Georgij Dimitrievič, residente a
Zvenigorod, vinse per disposizione del gran
principe, i bulgari di Kama. A memoria di
questa vincita fece innalzare una cattedrale
nella cittadella e un monastero non lontano
dal centro della città. Per l’ornamento della
cattedrale il principe chiamò i più bravi
maestri dell’epoca, tra i quali anche Andrea.
Di questa opera si sono salvate due icone,
quella del Salvatore e quella dell’arcangelo
Michele.
Nel 1405, nel culmine del suo lavoro
artistico, Andrea fu incaricato, con Teofane il
Greco e il monaco Procoro di Gorodec, a
dipingere le pareti e l’iconostasi della
cattedrale dell’Annunciazione nel Cremlino di
Mosca. La chiesa era ritenuta come la
cappella privata del principe Basilio
Dimitrievič. Di Andrea fanno parte le icone
delle feste del Signore, quali la Natività, la
Presentazione al Tempio, il Battesimo, la
Trasfigurazione, l’ingresso di Gesù a
Gerusalemme, per di più sono sue le icone del
megalomartire Demetrio e dell’arcangelo
Michele, che fanno parte della Deesis. Sono
chiari in queste opere di Andrea le qualità
specifiche del grande iconografo: l’equilibrio
della struttura, la semplicità e delicatezza dei
colori e dei visi e un penetrante fervore
spirituale. Il ricco significato teologico delle
figure dipinte entra nel cuore di chi
contempla.
Nel 1408 Andrea, con Daniele il Nero,
dipinse ad affresco la cattedrale della
Dormizione della Madre di Dio a Vladimir
per disposizione del principe Basilio
Dimitrievič. Taluni affreschi si sono
mantenuti fino ad oggi: tra loro si segnala
l’illustrazione del Giudizio universale con le
figure di Cristo giudice, dei dodici apostoli
seduti sui troni, dietro ai quali ci sono gli
angeli in piedi e i profeti Isaia e Davide con
gli angeli che suonano le trombe. Da poco è
stato scoperto anche l’affresco della
Trasfigurazione del Signore. Dell’iconostasi
della cattedrale sono rimaste cinque icone
dell’altezza di 3 metri ciascuna, appartenenti
alle feste del Signore e alcune icone dei
profeti. Esse sono custodite nella Galleria
Tretjakov di Mosca e nel Museo russo di
Stato di San Pietroburgo. Alla mano di
Andrea sono assegnate alcune icone
dell’imponente iconostasi della cattedrale di
Vladimir, le icone degli apostoli Pietro e
Paolo e di san Giovanni il Teologo. Più tardi
Andrea pitturò il ciclo della Deesis di
“Vite di santi iconografi” - di Antonio Calisi pag. 9
Zvenigorod per la cattedrale della Natività
della Madre di Dio nel monastero Savino-
Storoževskij, presso Mosca. Verso il 1420,
con Daniele il Nero, prese dall’igumeno della
Laura della Trinità di San Sergio, Nicon,
l’incarico di ornare con affreschi la cattedrale
della Santa Trinità dello stesso monastero
dover giacciono le spoglie del fondatore.
Andrea si occupò dell’iconostasi e alla sua
mano si crede siano dovute le icone
dell’arcangelo Gabriele e dell’apostolo Paolo.
L’importante icona della Trinità fu realizzata
«a lode del beato Sergio il taumaturgo» e
doveva essere situata ai piedi del suo
sepolcro. Quest’icona ora si trova nella
Galleria statale Tretjakovskaja di Mosca; il
concilio russo detto dei «Cento Capitoli»
(Stoglav), stabilì che bisognava conformarsi
al modello di Rublëv nel far conoscere il
mistero della Trinità1. L’ultimo impegno di
Andrea fu l’ornamento della chiesa di Sapso-
Andronikov di Mosca, dove egli stesso fu
seppellito con Daniele il Nero. È probabile
che Andrea abbia operato anche nell’ambito
della miniatura di libri, forse nell’officina del
monastero di Spaso-Andronikov. Tutte le
icone dipinte da sant’Andrea sono cariche di
grazia e indubbiamente soprannaturali, perché
annunciava agli uomini la veridicità di Dio
lodato nella Santa Trinità, alimentando la
pace spirituale nell’anima di quelli che con
fiducia e venerazione guardavano e
contemplavano i suoi capolavori spirituali.
Andrea e Daniele hanno costantemente
operato insieme legati da un forte amore
fraterno in Cristo. Dalle loro icone trapela la
peculiare penetrazione ed illuminazione della
luce divina increata. Andrea e Daniele
agirono in un ambito monastico di profonda
spiritualità, seguendo diligentemente le
indicazioni della Chiesa e applicandosi con
sollecitudine allo studio delle vite e delle
opere dei santi. Essi incarnarono
completamente la missione dell’iconografo,
povero, buono, timorato di Dio, innamorato
del silenzio e della preghiera, custode della
purezza spirituale e corporale, parco e
rispettoso dei digiuni.
I due monaci iconografi diedero
testimonianza di tanto fervore, attraverso il
digiuno e la preghiera, a tal punto da essere
riempiti della grazia divina. Posseduti
completamente dall’amore divino, essi
orientavano il loro spirito e i loro pensieri
verso la luce divina che ardeva in fondo al
loro cuore, che riuscivano a tradurre in colori,
sui muri e sulle tavole, i riflessi di questa
contemplazione interiore. Quando non erano
occupati a dipingere, la domenica, essi
restavano davanti alle venerabili icone
eseguite dai loro santi predecessori, inondati
di gioia e di luce divina. Anche quando
Andrea diventò più bravo di Daniele nell’arte
iconografica, ciò non gli impedì di cedere il
posto al sua antico maestro, giacché entrambi
erano monaci e di vita intensamente
irreprensibile; non cercavano la gloria umana
ed erano estranei dalla rivalità, amavano
l’obbedienza e agivano con modestia,
reputandosi reciprocamente dipendenti l’uno
all’altro. Andrea si addormentò in pace verso
il 1430.
È stato santificato dal Patriarcato di Mosca
nel 1988, in occasione del Millennio del
Battesimo della Rus’, ma era già onorato
come santo alla Laura di San Sergio, con
Daniele il Nero dal XVI secolo. La sua
memoria è celebrata il 4 luglio. La prima
icona ufficiale del santo fu dipinta dalla
monaca Giuliana Sokolova in occasione della
canonizzazione di Andrea. Il monaco
iconografo compare nelle icone con i santi di
Mosca, solamente come un santo monaco
senza icone fra le mani. Presente pure nella
miniaturistica dei manoscritti, è raffigurato
dall’artista quando raffigura l’icona del
Salvatore, come nel codice della Vita del
santo monaco Sergio di Radonež del XVII
secolo. Qui è effigiato con il nimbo segno che
certifica già la dichiarazione della sua santità.
Nelle immagini contemporanee è spesso
dipinto in atto di rappresentare l’icona della
Trinità. Nell’iconografia attuale si trovano
anche riproduzioni del santo con il copricapo
monastico. La raffigurazione più comune è in
ogni modo l’icona dipinta dalla monaca
Giuliana in cui Andrea ha tra le mani l’icona
della Trinità.
“Vite di santi iconografi” - di Antonio Calisi